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Muovermi in città


Gli argini del Mallero e il monumento alla Riconoscenza


Monumento alla riconoscenza

Nell’agosto del 1834 la città di Sondrio fu colpita da una violenta inondazione provocata dallo straripamento del Mallero: i danni furono gravi soprattutto nella zona nord della città, nel punto in cui il torrente incontra l’abitato.

Nel tratto tra le attuali Piazza Cavour e Piazza Garibaldi, dove il corso d’acqua fa una curva, e in particolare sulla sponda sinistra, vennero travolti dalla piena numerosi edifici. Le proporzioni del disastro, che vide l’alveo del Mallero innalzarsi di otto metri e il materiale alluvionale spargersi su un’area molto ampia, sono evidenti in un rilievo eseguito da Pietro Martire Rusconi dopo l’accaduto.

Già nel gennaio del 1835 iniziarono i lavori di costruzione della  massiccia arginatura, progettata da Carlo Donegani, che ancora oggi vediamo: furono finanziati per quattro quinti dal Governo Lombardo-Veneto interessato a mantenere utilizzabile la strada dello Stelvio aperta da poco che collegava la Lombardia al Tirolo. Le autorità cittadine, volendo esprimere all’imperatore austriaco la gratitudine per il tempestivo intervento e per gli aiuti finanziari concessi in quel difficile momento, decisero di erigere un monumento alla Riconoscenza da dedicare a Ferdinando I. La prima proposta, firmata da Carlo Donegani, era pronta già nel 1836, ma fu accantonata a causa delle difficoltà da affrontare per la sua realizzazione. Il progetto definitivo vide accolte le modifiche suggerite dallo scultore Pompeo Marchesi e il monumento fu terminato nel 1839. Si tratta di un obelisco marmoreo con statue raffiguranti la Giustizia, la Religione, la Pace e la Beneficenza, realizzate da Giuseppe Croff, allievo del Canova.

Sul basamento erano collocati gli stemmi della città di Sondrio e degli Asburgo, asportati nel 1859. In origine il monumento si trovava lungo un pubblico passeggio alberato che correva tra il palazzo Lambertenghi e l’argine sinistro del Mallero. Attualmente l’opera è sistemata all’interno del giardino di palazzo Martinengo, dimora di origine cinquecentesca appartenuta al conte Ulisse Martinengo di Barco.




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