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Visita della città

La Collegiata dei SS. Gervasio e Protasio


Chiesa Collegiata

Citata per la prima volta in un documento del 1100, la Collegiata di Sondrio si presenta oggi come un edificio imponente ma non del tutto omogeneo, frutto di una storia edilizia complessa che ha ormai cancellato ogni traccia della struttura medioevale.

Le vicende più antiche della chiesa non sono documentate, sono invece note le modifiche quattro-cinquecentesche, messe in atto da maestranze lariane in un momento particolarmente felice per la storia dell’arte valtellinese: abside e coro furono ricostruiti, insieme con una nuova sagrestia, mentre la navata fu ampliata verso l’ingresso, il che comportò l’edificazione di una nuova facciata ove furono affrescate le immagini della Vergine col Bambino e dei Santi Patroni. Probabilmente in questa occasione fu collocato il portale marmoreo i cui resti (architrave e capitelli) sono conservati presso il Museo di Sondrio. A quel tempo la chiesa doveva essere completamente affrescata e aveva un tetto con capriate a vista dalle mensole riccamente lavorate che ancora si conservano nell’attuale sottotetto.

Tra Cinque e Seicento - epoca di guerre, pestilenze e pesanti rivolgimenti politico-religiosi - gli arcipreti Nicolò Rusca e Gian Antonio Paravicini tentarono, pur con gli scarsi mezzi a disposizione, di rinnovare l’aspetto della chiesa in base alle disposizioni controriformistiche per il culto imposte da Carlo Borromeo.

Se il Rusca si occupò principalmente degli arredi e delle suppellettili, il Paravicini negli anni venti del Seicento fece invece costruire quattro cappelle laterali, affidandone costruzione e decorazione ad artisti di prim’ordine quali l’ingegner Gaspare Aprile, lo stuccatore Bernardo Bianchi di Carona (lago di Lugano) e i pittori comaschi Recchi. Nel 1640 accanto alla chiesa fu edificato l’oratorio del SS. Sacramento, abbattuto nel 1927 per lasciar spazio alla piazza.

Nel terzo decennio del Settecento ha inizio il grandioso progetto di ampliamento della Collegiata sotto la direzione di Pietro Ligari, il quale conserva solo in parte i vecchi muri, la navata fu sopraelevata e allargata verso la piazza, mentre all’interno fu data veste barocca alla struttura, tratto evidente soprattutto negli altari marmorei laterali eseguiti dai fratelli Buzzi di Viggiù, celebri a quel tempo in Lombardia.

Per quanto riguarda la parte posteriore, il Ligari progettò un coronamento mai attuato per ragioni economiche e di spazio. Il presbiterio attuale, le cui forme neoclassiche mal si accordano con la navata barocca, fu costruito solo alla fine del Settecento su disegno del ticinese Pietro Taglioretti.

Per l’ultimazione della facciata, rimasta incompleta ai tempi del Ligari, si dovette attendere il progetto del 1838 dell’architetto sondriese Giuseppe Sertoli che non conservò il doppio ordine architettonico settecentesco, ma ideò una facciata neoclassica con un ordine architettonico gigante.