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Visita della città

Gombaro


Gombaro

Il maestoso ambiente naturale che ritroviamo allo sbocco delle gole delle Cassandre ha sempre suscitato sentimenti di timore ma anche di ammirazione. Nel Seicento si credeva che il drammatico scenario facesse da sfondo ideale ai consessi di streghe che qui, e in altri luoghi particolarmente suggestivi, si davano appuntamento per i loro incontri. Nel secolo successivo sappiamo che in questa località erano da tempo attivi numerosi laboratori di proprietà della mensa vescovile di Como, amministrati in loco dai familiari dell’abate Pietro Antonio Parravicini e del sacerdote Giacomo Casati.

Tutti gli opifici funzionavano con l’energia motrice fornita dalle ruote a pale mosse dall’acqua: vi erano mulini e pile per i cereali, egherie, magli con fucine e persino una fabbrica di polvere da sparo per moschetti e archibugi. A testimonianza di ciò ci e pervenuta una mappa dettagliata della zona con tutti i canali e i laboratori, datata 10 maggio 1732, disegnata da Pietro Ligari.

Una caratteristica ancora oggi molto apprezzata della località di Gombaro è la piacevole frescura che qui si gode durante le afose giornate estive. Già nel ‘600 un cronista ci fa sapere che a Gombaro “…si sbanchetta con ogni delitia invitando il caldo et lì rinfrescati […] si fanno grandissime arcadie”. Verso la fine dell’Ottocento nella bella stagione vi funzionava un ristorante e vi si potevano   ntraprendere passeggiate ed escursioni nelle gole. Per gli appassionati vi era il tiro al bersaglio nonché la possibilità di dedicarsi alla pesca. Anche in inverno il Gombaro era una meta ambita per chi amava divertirsi: il luogo si prestava infatti perfettamente per allestirvi il “patinoire”, come allora veniva vezzosamente chiamato il campo per il pattinaggio su ghiaccio.

Fracaiolo

In passato la presenza di un corso d’acqua ha sempre agevolato lo sviluppo di attività artigianali che potevano avvalersi della forza motrice idraulica.

Dall’epoca medioevale nella contrada di Fracaiolo si installarono numerosi opifici che per secoli assicurarono alla città farine e cereali macinati, nonchè attrezzi in ferro battuto, manufatti di rame e opere di falegnameria. Vecchi documenti ci fanno sapere che nel corso del Cinquecento, per sfuggire alle repressioni della Controriforma, un gruppo di fabbri quasi tutti originari della Valtrompia rese dimora a Sondrio, dominio in quegli anni delle Tre Leghe Grigie e furono assunti nelle fucine dei Beccaria presso Fracaiolo attendendo anche alla produzione di armi.

Il vicolo di Fracaiolo mantiene ancora alcune testimonianze della sua passata vocazione: la roggia del Malleretto qui corre ancora scoperta, vi sono poi le chiuse del canale, la bottega di falegname della famiglia Mambretti, i resti di alcune ruote con pale, i ruderi di un antico maglio e quelli di un mulino per il grano. Caratteristici sono inoltre l’edicola dedicata al Santo Nome di Maria, il grande lavatoio pubblico e il curioso ninfeo, decorato a “rocaille” utilizzando pietre e conchiglie, che recenti ricerche d’archivio hanno ermesso di attribuire a Pietro Ligari.

Nel 1864, grazie a una generosa donazione di Giuseppe Fumagalli, ivi residente, nasce la “Società Operaia Maschile”, per fornire solidarietà e assistenza e intervenire economicamente in caso di grave bisogno degli associati. Fra le iniziative del sodalizio, erede del Fumagalli, vanno ricordate l’ideazione di una biblioteca popolare circolante, l’istituzione, nella “palazzetta” a sinistra dell’imbocco della via, del primo asilo infantile cittadino e la costruzione del gioco delle bocce nel bel giardino alberato.

Fracaiolo era dunque un piccolo ma vivacissimo quartiere: oltre ai laboratori tradizionali verso la fine del secolo scorso vi erano anche la botteghe di un fotografo,  di uno scalpellino e i bagni pubblici. L’abbondante disponibilità di acqua e l’intraprendenza di Giovanni Battista Botterini permisero infatti l’apertura del piccolo “Stabilimento Bagni”, cui  si affiancò presto l’Osteria dei Bagni con ristorante, giardino e balera per trovare d’estate frescura, “vini scelti, birrone di Chiavenna e gasose a mitissimi prezzi”.