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Visita della città

Palazzo Sertoli


Palazzo Sertoli

Palazzo Sertoli, unito ai vicini edifici Giacconi e Paribelli, si presenta come un’articolata struttura architettonica di cui si può ricostruire la storia nel tempo. Fin dal XVI secolo le abitazioni in piazza Quadrivio appartenevano a famiglie nobili sondriesi (Torelli, Merlo, Andreani): nel 1616, sposando Anastasia Merlo, Giovanni Battista Sertoli divenne proprietario di parte di uno di questi palazzi, non meglio identificata. Nel 1630 in Sondrio imperversò la peste e le case a sud della piazza vennero bruciate; l’anno successivo furono danneggiate ulteriormente dai lanzichenecchi di Federico II di passaggio attraverso la Valtellina diretti all’assedio di Mantova. Qualche tempo dopo il Sertoli acquistò queste costruzioni con i terreni annessi; seguirono lunghi lavori di ristrutturazione alla conclusione dei quali, per commemorare l’evento, venne dipinto un affresco lungo lo scalone d’onore ancora oggi visibile: vi è raffigurata l’Annunciazione e un’iscrizione che ricorda gli eventi drammatici appena trascorsi.

Nel 1715 Giovanni Tommaso Sertoli, nipote di Giovanni Battista, chiese al vescovo il permesso di edificare una cappella che dalla sua proprietà si affacciasse sulla piazza; ottenuto il consenso, i lavori dovettero procedere rapidamente, dato che sul portale in pietra dell’edificio è incisa la data 1716. La cappella venne dedicata a San Francesco Saverio e a Pietro Ligari fu commissionata la tela, realizzata nel 1717, raffigurante "S. Francesco Saverio che battezza una principessa indiana". Sull’altare si trova la pala di Giuseppe Prina (o Brina) raffigurante la “morte di S. Francesco Saverio”.
La sistemazione settecentesca del palazzo si deve a Cesare Parravicino Sertoli (1698-1780) il quale si valse dell’architetto Pietro Solari da Bolvedro, artefice della costruzione di Palazzo Malacrida a Morbegno, del bellissimo oratorio di S. Ignazio a Traona e con tutta probabilità di quello di S. Gerolamo a Delebio.

Del palazzo sono degni di nota la facciata su piazza Quadrivio, i cui elementi architettonici sono abbelliti da fregi in stucco con mascheroni, e soprattutto il salone dei balli al piano nobile. Si tratta di un ambiente sontuosamente decorato da affreschi raffiguranti fughe prospettiche di architetture ricche di volute, svolazzi e finti stucchi, attribuiti al ticinese Giovan Antonio Torricelli.